Babes

un tranquilla notte in treno
(i nomi sono di fantasia, i personaggi reali siamo io e mia moglie, il racconto è narrato da lei)

Non prendevo il treno da molto tempo ma quella notte non ero sola, c’era il mio amante Lelio con me, e cosi’ decisi di non fare storie e viaggiare con lui in un normale vagone di prima classe, quello con sei poltrone.
Era un viaggio deciso all’ ultimo momento, cosi’ non avendo trovato cuccette ne’ letti, viaggiavamo in poltrona. Abbastanza comode, e comunque era solo per poche ore.
Lelio sedeva vicino al finestrino, io nella poltrona centrale, la terza della fila era vuota. Quando entrammo nello scompartimento c’ erano gia’ tre persone sedute: una madre, una bella signora sui cinquanta, e i suoi due figli, di 15 e 17 anni. Dopo le solite parole di circostanza, ognuno passo’ la prima oretta di viaggio nelle solite occupazioni, chi leggeva, chi ascoltava musica, chi guardava fuori dal finestrino.
Andavamo per un viaggio di vacanza, una breve vacanza in un agriturismo in Toscana: Lelio ed io volevamo prenderci un week end da soli, senza famiglie, senza amici, da soli… Ogni tanto, durante il viaggio, mentre il treno andava, Lelio mi sussurrava all’ orecchio paroline dolci, seguite da frasi sconce condite da immagini erotiche. Conosceva l’ effetto che queste cose hanno su di me, e ne approfittava, il porco!
Ogni tanto mi sfiorava con una mano le cosce, le gambe… e questo mi faceva eccitare ancora di piu’.
“Stai fermo -gli sussurrai- lo sai che qui non possiamo farlo, dai… hhhmmmmmm.”
Ma lui si fermava solo per poco, poi riprendeva il gioco: che piacevole tortura. Mi mise una mano intorno al collo, e mi accarezzo’ piano la pelle provocandomi dei brividi che mi scesero fin sulle gambe.
“Dai, fermo! Mi stai eccitando -gli sussurrai decisa all’ orecchio- mi sto bagnando, vuoi farmi venire qui davanti a quei tre?”
“Si mi piace vederti fare la porcellina davanti agli altri, non lo sai?” rispose lui.
“No, ti prego, fermati… mmmmmmmmmmmmmmmmmm… fermo!”
Lelio ritiro’ la mano con mio, devo ammetterlo, disappunto, ma del resto non potevamo girare una scena porno nello scompartimento con una madre e due ragazzi presenti. Il gioco mi lascio’ piena di voglia, con un rossore sulla faccia che tradiva il mio stato d’ animo, e un senso di bagnato nelle mutadine. Ma per soddisfare le mie voglie dovevo solo aspettare di arrivare nel nostro bel rifugio del week end, pensai.
Dopo pochi minuti Lelio torno’ alla carica, una mano su una coscia, carezze dolci che mi sfioravano. Mi incendiai subito, non ci voleva tanto, dopo il gioco di prima. Ma trovai la forza di mettere la mia mano sulla sua e fermarlo.
“Mi piace toccarti le cosce, sentire le calze, guardarti negli occhi mentre lo faccio” mi sussurro’.
“T… ti pr… prego… stai ffffhhh… fermo, o vengo qui daaaa… vanti a tutti.” risposi con un filo di voce.
“Ti piace vero?”
“Si, lo sai che mi piace, ma aspetta stasera, o almeno aspetta che arriviamo in albergo, poi… mmm…”
“Poi cosa?”
“Poi ti faccio fare tutto quello che vuoi, e che voglio io… non ti so dire di no, vero?”
“No, non sai dire di no. Ma ora voglio ancora metterti la mano tra quelle belle cosce che hai.” e porto’ di nuovo la sua mano tra le mie cosce velate dalle calze di nylon, facendomi trasalire. Altri due minuti cosi’ e sarei morta. Temetti di passare il week end in carcere con accuse pesanti dalla buoncostume e lo fermai ancora.
Si fermo’, grazie al cielo, ma mi si avvicino’ all’ orecchio e mi parlo’ piano.
“Che splendido scivolo per le mie mani che sono quelle due bellissime cosce che hai. Lo senti che mi piaci vero? Le fai queste cose con gli altri uomini?”
“N… no… non le… faccio… Solo con te le fffaaa… aaaaaaaaaaahhhhhhh… faccio”
“E quando altri ti scopano, a cosa pensi?”
“Penso a te, lo sai”
“Brava porcellina mia, non mi tradire, sai!”
“Lo sai che non posso”
Mi sentivo eccitata ma anche in imbarazzo per la scena che temevo poteva essere stata notata dai nostri compangi di vagone. Ma tutto sembrava tranquillo, chi leggeva, chi ascoltava musica, chi dormicchiava gia’. Sentivo le mutandine bagnate, ma non avevo voglia di liberarmi di quella sensazione, cosi’ chiusi gli occhi e provai a dormire. Dopo poco si spensero le luci, si chiuse lo scuro del finestrino, e tutti e cinque gli occupanti del vagone piombarono nel sonno profondo. Dormivo e sognavo quanche cosa di strano, forse facevo sesso con Lelio, o forse sogni di fantasia, non ricordo bene. A un certo punto il sogno sembro’ mischiarsi con la realta’, non distinguevo bene, ma sentii una mano sulla mia gamba salire su, piano piano. Poi la mano si infilo’ su per la coscia verso l’ alto, sempre piu’ su. Era una sensazione cosi’ piacevole che non volevo aprire gli occhi, sognavo o era Lelio sul serio? Comunque al buio lo lasciai fare: che fosse sogno o relata’ mi piaceva. La mano risali’ fino alle mutandine e gioco’ con il bordo. Un dito sfiorava il lembo delle mie mutadine, le scostava, si ritraeva, entrava di nuovo. Cominciavo a reagire muovendo appena il pube come per andare ad incontrare quel dito, quella mano. Poi si fermo’ per un momento. Stavo per aprire gli occhi quando la mano si poso’ sul mio seno. Sentii un altro brivido per il contatto inaspettato, ma lasciai fare. Scivolo’ sotto il vestito e poi sotto il reggiseno per andarsi a prendere il capezzolo gia’ duro tra due dita e stimolarlo dolcemente. Avrei volto mugolare, ma non potevo, mi mordicchiavo le labbra… Poi, mentre la mano inugiava col capezzolo facendomi quasi godere, l’ altra torno’ tra le cosce strette e le tocco’ tutte e due isieme. Istintivamente le aprii per lasciarla passare e quella non perse tempo. Ando’ giu’ fino in fondo fino a toccare il punto di unione tra le cosce, il mio monte di venere protetto dalle mutandine. Mi poso’ quella mano calda sul pube facendomi trasalire. Poi scosto’ il lembo della mutandina ed entro’ sotto, dove ormai la volevo anche io. Gioco’ per un po’ con le labbra della mia fichetta bagnata, sempre piu’ bagnata, che ormai voleva sentirla dentro si se’, quella mano. Ed infatti non tardo’ molto che un dito si fece strada tra le umide pareti delle mie parti piu’ intime. Lasciai partire un mugolio che sperai nessuno avesse udito, quando sentii l’ altra mano che dal seno si sposto’ sulla bocca per farmi tacere. Un suono sordo usci’ allora dalla mia bocca tappata, un “hhhhmmmmpppffffgggggghhhhhhh” che dovette eccitarlo a morte, visto che comincio’ a fare su e giu’ col dito dentro di me sempre piu forte, sempre piu’ su’. Mi toccava il clitoride, poi sempre piu’ su’ fino al punto G! E quel dito sembrava essere diventato piu’ grande, sembrava un cazzo, sembrava… no erano due dita ora! Due dita dentro la mia fica, la bocca tappata da una mano, e tre persone che dormivano nel vagone. Che sensazione! E infatti quella dolcissima tortura non duro’ molto, un orgasmo mi crebbe nella pancia, poi si sposto’ nel basso ventre fino al sesso e infine esplose come un colpo di fucile. La mano presso’ sulla bocca e attuti’ il gemito di una donna che godeva.
“mmmmmmmmmm………uuuuuuuuhhhhhhhhhhhhhaaaaaaaaaaaaaa………. ssssshhhhhh… iiiiiiiii…hhhhhh!”
Ero venuta in cinque minuti nella sua mano. Credevo Lelio volesse dormire ora, ma sentii la sua mano prendermi la testa e tirarmi in avanti, contro qualche cosa di duro ed eretto che stava li’ di fronte a me. Capi’ senza bisogno di aprire gli occhi ne’ di parlare. Gli calai le mutande e glielo presi in bocca. Lo inghiotti senza esitare, tutto fino in fondo. E gli regalai il piu’ bel pompino della mia vita. Le mie labbra e la lingua lavorarono all’ unisono, perfettamente, come io so fare, e in poco tempo lo sentii tendersi e poi esplodere dentro lanciandomi un fiotto di sperma dolce e caldo in gola. Ingoiai tutto, non avevo scelta, poi mi leccai le labbra sentendomi la sua puttana, la sua puttana che lo aveva fatto godere in quel modo. Con la lingua leccai la sua mano che premeva ancora sulla mia bocca, mischiando il suo sperma e la mia saliva. Poi mi staccai appena, continuando a leccargli la mano con la mia lingua stanca, per fargli sentire quanto gli fossi grata per quel momento di sesso che avevamo avuto insieme. Lo leccavo e intanto deglutivo a piccoli colpi i vari liquidi che mi danzavano in bocca. Stanca dall’ orgasmo da cui mi stavo appena riprendendo chiusi gli occhi, un sorriso di soddisfazione e piacere sul viso, quando sentti la scena ripetersi! Di nuovo la sua mano mi tiro’ la testa in avanti e me lo mise in bocca con lo stesso movimento, senza aspettare la mia mossa. Ancora? Il treno doveva eccitare anche lui, pensai. Era di nuovo duro e pronto ad essere divorato da me. Mi aveva preso i capelli con la mano e mi muoveva avanti e indietro costringendomi a succhiarglielo velocemente. Respiravo a malapena mentre lo inghiottivo e lo rilasciavo per seguire il suo tempo. Emettevo suoni afoni e sordi, succhiavo, mentre me lo infilava sempre piu’ dentro fino in gola, quasi brutalmente.
“mmmmm… ppppppffffffffggggg….hhhhhh….mmmm”
Lo feci godere intensamente, mi venne di nuovo in bocca dopo pochi minuti. Io inghiotti ancora il suo sperma, lo bevvi tutto, non potevo fare altro dopo tutto, se non docilmente mandare giu’ il primo e… il secondo fiotto! Mi rilascio’ la testa. Io mi appoggiai al sedile esausta, quando sentii due mani toccarmi la testa e spostarmi i capelli. Poi intuii che qualcosa stava avvicinandosi alle mie orecchie, tutte e due. Infine udii due voci di ragazzi sussurrarmi:
“Grazie, bella signora.”
Cosaaaaa? I due ragazzi che sedevano di fronte a noi? Avevo fatto godere, avevo fatto due pompini, a due ragazzini? Avevo inghiottito il loro sperma? Avevo goduto nelle loro mani con i loro cazzi infilati nella mia bocca, tra le mie labbra?
Scioccata mi addormentai pesantemente.
La mattina Lelio mi sveglio’ dicendomi:
“Ah… che bella dormita, non credevo che avrei dormito cosi’ profondamente tutta la notte. Tutto d’ un fiato. E tu?”
Guardai i due ragazzi che, gia’ svegli, mi fissavano con un sorriso malizioso.
“Bene anche io, un sonno un po’ agitato ma… piacevole”. Mi leccai impercettibilmente le labbra, assaporando ancora il gusto del pene sulla mia bocca.
“Sai che ho un’ arsura!, prosegui’ Lelio, forse l’ aria secca dello scompartimento. Devo cercare un po’ d’ acqua, tu Lorelei non hai sete?”
“No caro, ho… bevuto” risposi io. Lui non fece caso alla mia risposta, ma i ragazzi sorrisero di nuovo con quelle faccette da giovani demoni.
“Ma cos’ hai li’ sulla camicetta, vicino al collo?, mi chiese all’ improvviso Lelio, sembra una macchia… una macchia di…”
“… succo di frutta!, replicai io veloce, il succo di pera che ho bevuto ieri sera in stazione. Mi deve essere scivolata una goccia dalle labbra…”
Tutti cominciammo a scendere dal treno e i nostri compagni di viaggio sparirono tra la gente.
“Ma stasera scopami bene, Lelio” pensai.