Amateur

La donna migliore, la peggiore troia
Tu, che solo tu agganciandoti alla mia mente perversa sei riuscito a tirar fuori la peggior vacca che nemmeno io stessa immaginavo di essere. La libertà di esprimermi liberamente senza inibizioni, senza paure, senza ritegno alcuno, è questo quello che mi fa impazzire di noi. il poterti dire tutto quello che mi passa per la testa , il dare sfogo a tutti i miei pensieri malati, regalandoteli e sapendo che li sai apprezzare e catalogare in “mente erotica superiore”. Questo mi eccita, il parlarti, il dirti, il raccontarmi e trovare in te continui stimoli e incitamenti a continuare, a non fermarmi mai . vedere come rispondi al mio darti , vedere come ti attizzo, come mi fai eccitare quando mi dici “nessuna mai come te ” “sei il mio sogno erotico ” sei la donna del mio immaginario erotico che non avevo mai incontrato” … sentire che siamo sulla stesa linea d’onda, quando ci capiamo sentendoti dire “vacca puttana troia mi fai impazzire come lo prendi, lo prendi bene, ti sfonderei il culo senza passare dalla figa”; sapere che il sesso ci lega profondamente e saperci anche abbandonare ad un bacio profondo in bocca ingoiandoci le lingue dopo avermi chiesto “umiliami puttana, dimmi che sono il tuo schiavo, pisciami addosso che sono umilmente sottomesso al tuo eros” .

Ti voglio veder godere

Salire e scendere su di un’asta di carne che penetra il tuo bellissimo corpo, che divarica la vagina e ti sprofonda nel ventre, che ti riempie, ti apre, ti sfonda, ti fa godere. Voglio vedere il tuo viso trasformarsi in una maschera di piacere mentre supina ti fai sbattere, la tua schiena arcuata dalla tensione, il sedere che ammortizza i colpi decisi che ricevi, il tuo bacino che si gonfia e contrae quando ti stringi intorno al pene per sentirlo meglio dentro di te.

Voglio vedere come spalanchi le gambe per aprirti ed offrirti, senza remore, seduta sul divano con il corpo teso e sudato.

Voglio vedere la tua bocca aperta che geme, il tuo respiro affannato regolato dal ritmo della penetrazione, dal quel pene che continua a sfotterti e ti fa godere.

E tu lo prendi, ti apri, lo accogli dentro di te, nel tuo ventre, nella tua femminilità. Gli dai tutto, ti dai completamente e godi del fatto d’essere femmina. Voglio vederti muovere, sollevare il bacino per prenderlo meglio e sentirti pregarlo di spingere di più, di entrare sino in fondo; poi voglio vedere come ti contrai e ti lasci prendere dall’orgasmo, come il tuo corpo sussulta in preda alle ondate di piacere mentre lui continua a sbatterti.
Infine voglio vedere i tuoi occhi quando lo senti venire dentro di te, quando il suo seme s’espande nel tuo ventre e ti riempie.

Le mutandine della mia ragazza

Iniziai subito ad ispezionare con le mie mani i suoi grossi seni
e poi le levai
velocemente tutto il resto degli abiti, incluso quel splendido pai
o di
mutandine che lasciavano intravedere anche la sua calda passera
pelosa.
Lei mi incitava a penetrarla subito, ma io preferii farla god
ere di più
toccandole la figa umida con il mio cazzo bollente. Mamma quanto era
caldo! Dopo poco ci ritrovammo con il mio cazzo nel suo culo e le mie
mani che le afferravano i fianchi per sbatterla per bene.
Dopodiché, la rigirai sul letto e la misi con gli occhi rivolti
verso di me;
vedevo chiaramente che il suo sguardo era di una di quelle donne davv
ero
porche, a cui puoi chiedere tutto. Così le saltai sopra per un 69 e l
e feci
inghiottire il mio cazzo duro e grosso; nel frattempo, io sguazz
avo nei suoi
umori della sua figa pelosa ed alternavo lo slinguazzare sul suo c
litoride
con due dita messe nel buco della sua figa.
Godeva, eccome se godeva! A quel punto, poi, le ho sborrato direttam
ente
in gola, così per godere veramente appieno della situazione che
si era
creata e per concludere decisi pure di fotterla nuovamente, ma que
sta volta
nella sua passera, fino a quando non ci ritrovammo distrutti nel suo l
etto,
sudati, ma allo stesso tempo felici di aver goduto all’inveros
imile. È stata
davvero una notte indimenticabile!

Ricordi violenti

Mentre sono seduta sul mio divano a bere del tea verde, mi riviene in mente quel pomeriggio, quando tornando dal centro commerciale, venni violentata brutalmente. Mi aveva scopato il culo cosi’ forte da farmi uscire sangue e nonostante il forte dolore, non ho denunciato niente a nessuno, in quanto mi era piaciuto.

Come tutti gli altri giorni d’estate, ritornavo a casa passando dalla piccola foresta, che si trovava a pochi metri dal centro commerciale e che mi faceva risbucare direttamente sulla mia strada. Faceva molto caldo e io indossavo una gonna corta, con degli infradito ed un toppino giallo. Non indossavo il reggiseno, in quanto mi e’ sempre piaciuto stuzzicare gli uomini, guardare i loro occhi cadere sulle mie balzanti tette e sui miei capezzoli induriti. La piccola foresta sembrava immensa, ma in realta’ era grande poco piu’ di un normale parco di qualsiasi centro citta’. Cio’ che lo faceva sembrare immenso, era la folta vegetazione e il silenzio che regnava nel suo interno. Quando ero arrivata al cuore della foresta, due uomini sbucarono improvvisamente da dietro un cespuglio. Erano abbastanza alti e grossi e avevano uno sguardo affamato e maligno. Sapevo benissimo che cosa volevano, ma cio’ che non sapevano loro e’ che non avrei fatto troppa resistenza per essere ben scopata. Era un periodo dove non si scopava spesso e quindi una bella cavalcata su due malefici stupratori mi sembrava un sogno. Mentre loro mi guardavano il corpo e avanzavano verso di me, io sentivo la mia figa bagnarsi e il suo calore sprigionarsi tra le mie cosce.

Ero ferma, cercando di fare uno sguardo spaventato, quando uno dei due mise le sue grosse mani sulle mie spalle, bloccando ogni mio movimento. Tutto accadde senza neanche una parola. L’altro uomo era davanti a me e mi strizzava le tette, con in faccia il ghigno di chi si credeva di averla vinta. Ero eccitata come una porca mentre sentivo che dietro di me, il cazzo dell’uomo che mi teneva ferma, premeva duro contro il mio culo. L’uomo mi afferro’ la testa, prendendomi per i capelli, mentre si teneva in mano il suo cazzo duro, strofinando la cappella sulle mie labbra. Cominciai a succhiare come una cagna assetata, mentre dietro di me, sentivo che l’uomo mi stava strappando la mutanda, infilando un dito nel mio culo. Che voglia di cazzo avevo. Succhiavo quel duro cazzo, con la testa che saliva e scendeva, fino a toccare le palle con le labbra. Dietro di me, l’uomo allargo’ la mia chiappa, infilando senza nessun tatto, la cappella dentro il mio culo, penetrandomi a secco. Davanti l’uomo mi teneva la testa e mi scopava la bocca, con la saliva che colava, mentre dietro, mi stava spaccando il culo, con un cazzo duro che si faceva strada dentro di me.

Il suo corpo sbatteva violentemente contro il mio, infilando il suo cazzo con forza tra le mie chiappe, sentendolo che mi apriva tutta, andando cosi’ in profondita’, che per poco non mi riusciva dalla bocca. Era un cavallo selvaggio voglioso di culo, quello che dietro sbatteva a ritmo veloce il suo cazzo dentro di me, mentre la mia bocca, era piena del cazzo del secondo stupratore. Gemevano entrambi, mentre io ero a pecora che venivo scopata da due cazzi. Mi tirava per i capelli, mentre spingeva il suo cazzo fino a quando le palle mi bloccavano il respiro. Dietro di me invece, l’uomo mi teneva dai fianchi, sbattendo come un forsennato il suo corpo contro il mio. Sentivo un dolore atroce, mi sentivo letteralmente aprire il culo a meta’ da quell’a****le selvaggio. Poi nella mia bocca, senza accorgermene, un getto di calda sborra comincio’ a spruzzare, colandogiu’ per il cazzo che mi era infilato fino alla gola, sentendolo pulsare, mentre sborrava. Dietro, il dolore era cosi’ acuto da essere quasi anestetizzato, mentre sentivo l’esplosione della sua eccitazione, riempirmi il culo, mentre muoveva lentamente il suo cazzo dentro di me.

Ero stordita ma compiaciuta di questa ricca scopata, con la bocca e il culo sgocciolanti di sborra. Mi buttarono a terra e mi guardarono, mentre la loro sborra colava lentamente sul prato, prima di andarsene sorridendo.

Sacrifici d’amore …

” Mia madre sussultò, voleva cercare di difendermi ancora, ma sarebbe stato inutile. La zittii, con un pressione di intesa sulla spalla.
Mi lasciai scorrere addosso l’accappatoio, fino a restare completamente nuda … era la prima volta che ero nuda davanti a un uomo.
Poi, con delicatezza estrema, aggirai i fianchi di mia madre con le braccia e le presi i seni tra le mani, massaggiandoli delicatamente in senso circolare.
Lei stava per svenire e si appoggiò con le mani al comò, io da dietro continuavo a palparle i seni, la pancia i fianchi, ero dietro di lei, e mi appoggiai al suo corpo, come se volessi possederla.
Mia madre, suo malgrado, sospirò, mentre i suoi capezzoli si indurivano sotto le dita.
Sott’ occhi vidi il cazzo dello zio saltare sull’ attenti, colto di sorpresa.
Continuai a dedicarmi a mia madre, con la mia azione fisica, i****tuosa, ma carica di tutta la mia pietà per quella povera donna e di tutto l’ amore possibile.
Incredibile a dirsi, ma per un attimo fui grata a quella carogna di mio zio, imponendomi quel rapporto così intimo con mia mamma, mi permetteva di dare sfogo a una passione che, altrimenti, non avrei mai potuto esprimere.
Lei si lasciò andare, lo sentii … e vidi i peli del suo collo rizzarsi, mentre le massaggiavo la schiena, giù e giù, fino all’ osso sacro …
allora invogliata dal suo inarcarsi, scesi con la mano tra le natiche, superai il buchetto bruno del suo culo e raggiunsi la vulva della mamma, di conformazione gonfia e paffuta: carnosa
Era un piacere tenerla in mano, tutta nel palmo.
Per fare del mio meglio mi posi sul suo fianco, di modo che, comodamente, potevo raggiungere sia i seni che la schiena con le mani.
Mi feci coraggio, e baciandole il viso, cercai col dito medio la sua fessura sotto il pube completamente rasato.
Mi inoltrai di pochi centimetri in quello spacco caldo e mi ritrovai con le dita nel bagnato, dentro la figa infatti, mia madre era già in un lago di piacere.
La feci voltare verso di me e, e facendo in modo che lo zio vedesse bene, la baciai in bocca, la lingua apriva le labbra di lei e cercava la sua, il bacio più dolce della mia vita.
Le esploravo la bocca con la lingua, godendomela tutta, le passai sui denti, sulle gengive, le trovai la lingua e appiattii la mia sulla sua, come per assaggiarla.
La costrinsi a produrre saliva e la bevvi come un liquore ardente …
in figa intanto avevo inserito due dita e tiravo verso l’ alto, come se l’ avessi presa all’ amo.
La mia mamma, per assecondare la penetrazione delle mie dita, si sollevava sulle punte dei piedi e apriva le cosce … ero in sollucchero, e anche lei …
– Falla sedere sul letto – ordinò mio zio in preda al piacere, col cazzo tra le dita – … e leccala …
Sei brava, Giovannella! –
Mia madre ebbe un sussulto, ultimo tentativo di ribellarsi all’ i****to, ma soprattutto cercando di evitarmi il rapporto con lo zio.
Non voleva che fossi deflorata da quel maiale e facessi la sua stessa fine di succube. Usata come una puttana per il suo piacere.
Delicatamente la accompagnai sul letto e lei si sedette, come quando qualche volta le avevo visto fare quelle sere che dormivo in camera sua: recitava le orazioni mentre si toglieva le calze e la biancheria intima, seduta proprio come adesso.
Mi inginocchiai a suoi piedi, e le poggiai la testa sulle gambe, che lei mi accarezzò con gesto materno, poi delicatamente, come se chiedessi la sua collaborazione, le allargai le cosce il più possibile, per farmi spazio fino alla sua fessura.
Era troppo, non ce la facevo più, e affondai la faccia nella sua figa
baciando, leccando, succhiando gli umori di mamma, ritrovando tutti i profumi e le gioie dell’ infanzia perduta, lei mugolava di piacere.”