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Weekend di piacere con le cognatine
Lo scorso weekend Alberto è andato a pescare in barca con dei suoi amici. E’ qualcosa che fa spesso di sabato mattina quando lo studio è chiuso e lui non ha lavoro arretrato. Sabato mattina scorso, verso le sei del mattino si è levato silenziosamente pensando di non svegliarmi però ero già sveglia. Nella stagione primaverile avanzata le prime luci dell’alba mi svegliano filtrando tra le stecche delle serrande semiaperte della nostra camera da letto della casa al mare.
Nei weekend anche le sorelle del mio fidanzato vengono qui perché trovano gli amici e possono fare in libertà le troiette avendo una maggiore libertà rispetto alla città.
Rossana. Mia suocera e mia amante, non viene qui perché è impegnata con l’ultima figlia piccola nata da un rapporto sessuale con un uomo sconosciuto; lei ha preferito separarsi dal marito e trasferirsi dalla madre che vive in un altro paese. Io e lei ci vediamo spesso ma mai, fino ad ora, al mare.
Mentre Alberto si vestiva, ero sdraiata su un fianco e gli davo le spalle fingendo di essere ancora addormentata ma poi, sentendomi in colpa, mi sono girata verso di lui chiedendogli se voleva che scendessi in cucina per preparargli la colazione.
“Non preoccuparti, amore” mi ha risposto lui ormai quasi completamente vestito “Prima di uscire in mare tutti insieme andremo in un bar e lì faremo colazione. Tu continua tranquillamente a dormire. Più tardi andrai in spiaggia con mie sorelle Anna e Roberta?”
“Penso di sì. Bisognerà vedere a che ora si levano dal letto e se ne hanno voglia”
Dopo aver fatto il giro del letto, Alberto si è chinato per baciarmi ed è uscito dalla stanza per scendere al piano terra dove l’ho poi sentito affaccendarsi per qualche minuto mentre caricava la sua attrezzatura sull’auto.
Io sono rimasta tranquilla ancora per un po’ tra le lenzuola fino a quando cioè non ho sentito il portoncino d’ingresso chiudersi. Subito dopo la casa è ripiombata nel silenzio.
Il padre di Alberto con la sua compagna non è voluto venire ed ha preferito restare in città a godersi la casa con la sua lei. Soli com’erano chissà quante scopate si hanno fatto!
Appena uscito Alberto mi sono rilassata stiracchiandomi tra le lenzuola e lasciandomi sfuggire un sorriso. Ero rilassata e felice; la notte prima mi aveva fatto venire chiavandomi bene come penso dovrebbe fare ogni uomo alla sua donna.
Mi ha distratto dai miei pensieri il sentire dei passi leggeri, felpati.
Appoggiandomi sul gomito e guardando in direzione della porta della camera che dava sul corridoio ancora immerso nella semioscurità ho sentito chiaramente che quelcuno camminava. Ho pensato che Roberta oppure Anna si fossero svegliate sentendo il fratello uscire ed una di loro stesse andando in bagno.
Come accadeva ogni volta che Alberto usciva di mattina presto, ero sicura che avendo anche loro avvertito il rumore del portoncino d’ingresso chiudersi, Roberta e Anna, le mie due cognatine, mi avrebbero raggiunto sul letto matrimoniale su cui, come facevamo da qualche tempo, approfittando dell’assenza di Alberto, ci saremmo amate come vere lesbiche quali siamo quando siamo sole.
E’ da tempo che abbiamo scoperto il piacere della nostra bisessualità. Tra di noi erano cadute da tempo le barriere e le remore puritane ed eravamo amanti lesbiche non solo a casa ma anche fuori ma senza mostrarlo. Ci ritrovavamo nel centro estetico anche con la loro madre che le aveva trasmesso la bisessualità facendola apprezzare ad entrambe.
Qualche minuto dopo, come mi aspettavo, una figura appena illuminata dai deboli raggi del sole mattutino si è profilata nel vano della porta. Era una persona con i lunghi capelli sciolti sulle spalle. Era facile indovinare che fosse Anna che indossava una corta camicia da notte che le arrivava poco più giù dell’inguine e che le fasciava il corpo da adolescente ancora da finire di sbocciare.
Se ne stava lì sulla soglia appoggiata allo stipite della porta guardandomi e forse aspettando un invito da parte mia.
Anna è sempre stata un po’ timida. Lei è la secondogenita di Rossana ed è la sua e la mia prediletta perché è la più succube ed anche colei che si lascia fare un po’ di tutto a livello sessuale fino a quando si s**tena ed allora affiora la troietta qual è.
“Vieni tesoro!” le ho detto a bassa voce invitandola a raggiungermi “Vieni dalla tua cognatina!”
Anna allora si è fatta coraggio e staccatasi dalla porta si è avvicinata ed arrivando al letto si è sdraiata accoccolandosi al mio fianco quasi a volersi godere il calore sprigionato dal mio corpo.
“Buongiorno cognatina!” mi ha sussurrato sollevando lo sguardo verso di me.
“Buongiorno, tesoro mio! Hai dormito bene?! Sei rientrata tardi ieri notte? Non ti ho sentito. Forse ero impegnata con tuo fratello” ho risposto a mia volta chinandomi quindi a darle un tenero bacio sulle labbra
“Sai, mi sono svegliata molto presto, questa mattina nonostante sia rientrata alla una e mezza” ha bisbigliato Anna.
“Oh! e come mai?” allungando una mano per accarezzarle una guancia e proseguendo ad accarezzarle i capelli, la fronte ed il collo.
“Ieri notte Tania, te la ricordi vero?, mi ha chiesto di darle un bacio ma ancora non sa baciare come fai tu ed allora per recuperare non vedevo l’ora di venire a letto da te per farmene dare un po’” mi ha risposto lei, tenerissima, stringendosi ancora di più a me e posandomi la testa sulle tette.
Proprio in quel preciso istante, Anna ed io abbiamo percepito un rumore proveniente dalla porta. Quando entrambe ci siamo voltate in quella direzione, abbiamo visto sua sorella Roberta in piedi sulla soglia che ci guardava con un malizioso sorriso sulle labbra.
Roberta non ha più i capelli lunghi. Li ha tinti in biondo e li ha tagliati a caschetto. Nella luce del primo mattino appariva il suo corpo graziosamente arrotondato nei punti giusti. Indossava un pigiama a canottiera lunga fino a poco sotto l’inguine che le lasciava scoperte le braccia, le spalle, le gambe ed anche parzialmente i glutei.
“Buongiorno tesoro!” ho fatta per salutarla con voce suadente.
“Buongiorno, belle!” ci ha risposto lei avvicinandosi lentamente al letto “Siamo sole, finalmente!” ha aggiunto nell’accarezzare distrattamente la tenda posta davanti alla finestra mentre passava, senza peraltro mai staccarci gli occhi di dosso, camminando leggermente arcuata evidenziando il suo seno e dandosi arie da ninfetta.
“Già, proprio così!” le ha confermato Anna ed io allargando le braccia l’ho invitata a sistemarsi a sua volta accanto a me “Tuo fratello non tornerà prima di stasera. Sei contenta?”
“Non vedevo l’ora che uscisse, Francesca!” mi ha sussurrato sdraiandosi al mio fianco nello stringersi anche lei al mio corpo.
Per qualche minuto Roberta, Anna ed io siamo restate in silenzio a goderci la quiete di quel momento ed anche le sensazioni dovute alla vicinanza ed al tepore dei nostri corpi.
In noi non c’era malizia anche se Anna aveva detto di essere stata insoddisfatta di baci dell’amica, però l’aria era quella di noi tre che aspettavamo che qualcuna si decidesse a fare qualcosa.
Quando siamo sole sul lettone facciamo sempre così: lentamente, quasi partisse da lontano, aspettiamo che si accenda il desiderio per poi innescare la passione che non tarda ad arrivare ed esplode.
Ad un tratto, allungando una mano, Anna ha cominciato ad accarezzarmi il ventre ancora ben piatto, nonostante le mie esperienze sessuali molto frequenti.
Quella mattina indossavo babydoll di seta e come sempre niente intimo.
Subito ho avvertito un senso di calore che dall’inguine ha cominciato a salire verso la testa, avvolgendomi. In un attimo, quasi senza rendermene conto, ero già pazza di desiderio di amare le mie cognatine che desideravo già da quando ho visto Anna sulla soglia della porta.
Girando il capo verso Anna, ho incrociato i suoi occhi e, nella pallida luce, ho letto tutta la libidine che evidentemente già la pervadeva.
“Anna, ohh sììì!!” ho sussurrato accarezzandole nel frattempo i capelli, il volto ed i capelli, mentre lei continuava imperterrita a sfiorarmi con dita leggere l’inguine e le cosce nude.
Proprio in quel momento mi sono sentita accarezzare le tette. Era Roberta che si era ripresa dal torpore e si faceva sentire con le dita sfiorandomi delicatamente la mammella sinistra che ha tenuto nel palmo per poi stringerla facendo immediatamente inturgidire il capezzolo.
“Ti vogliamo, Francesca!” mi ha bisbigliato, subito dopo, guardandomi anche lei con occhi pieni di desiderio mentre io la accarezzavo a mia volta.
“Allora prendetemi, ragazze! Sono qui tutta per voi come sempre, quando lo vorrete!” ho esclamato felice di essere così desiderata.
Subito con un sospiro Anna si è protesa verso di me con le tumide labbra rimodellate dischiuse, invitandomi a baciarla, ed io mi sono prontamente affrettata a farlo prima timidamente, poi con sempre maggiore passione costringendola a aprire i denti per infilarle la lingua in bocca mulinandola dentro.
Anna non solo si è lasciata penetrare e scopare dal mio muscolo guizzante ma, anzi, approfittando dell’essermi ritratta da lei per prendere fiato, mettendosi in ginocchio sul letto è passata al contrattacco; mi ha preso la testa tra le mani e ficcandomi a sua volta la lingua in gola si è sfregata contro il mio corpo mugolando come una gatta in calore.
Intanto Roberta non ha perso tempo.
Infatti mentre Anna mi baciava, Roberta mi ha infilato una mano sotto la camicia ed ha introdotto la mano tra le gambe facendo scorrere il polpastrello sul pube e sulle grandi labbra senza aprirle.
A quel punto ho perso il controllo di me stessa e, separandomi a fatica da Anna che mi si era attaccata come una sanguisuga, ho afferrato Roberta per i capelli e l’ho avvicinata a me incollando la bocca alla sua costringendola a schiudere le labbra ed i denti per poter infilare anche a lei la lingua in gola come avevo fatto con sua sorella.
Come sua sorella, anche Roberta ha risposto con entusiasmo al mio bacio.
E’ stato così che, sfregandoci languidamente l’una sull’altra, abbiamo limonato per diversi minuti leccandoci e succhiandoci le labbra penetrandoci a vicenda con le lingue mischiando le nostre salive. Il tutto mentre – mugolando e sospirando Anna mi rovistava senza più alcun riguardo la fighetta inzuppandoci le dita. Io palpavo voluttuosamente le sue tette soffermandomi su quella più a portata di mano, godendomi la sua voluttuosa sodezza ottenuta con la chirurgia estetica.
Roberta, nel frattempo, aveva deciso che ne aveva abbastanza di ciò che indossava ed in un lampo si è sbarazzata del pigiama canottiera gettandolo da parte e poi, rotolando sopra in letto, anche delle mutandine di pizzo bianco rimanendo quindi del tutto nuda in attesa di vedere cosa avremmo fatto a quel punto.
Si era messa in una posizione in cui era facilissimo dedurre che si stesse offrendo a noi e quell’offerta l’ho ritenuta irrifiutabile e ci siamo rese conto della sua nudità nel prendere fiato durante il nostro appassionato bacio con la lingua in bocca.
Con Anna ed anche con Roberta ci siamo guardate sorridendo felici stabilendo un rapporto di spensierata complicità e senza dirci niente abbiamo deciso di imitarla senza esitazioni.
Anche Anna si è denudata in un attimo e, mentre mi sfilavo il babydoll di seta facendolo passare sopra della testa, lei si è affrettata a mettere mano tra le gambe.
In un attimo ci siamo trovate completamente nude una accanto all’altra.
A quel punto le mie cognatine sono tornate ad abbracciarmi ed a porre la pelle dei loro corpi a contatto con il mio sfregando i loro giovani corpi nudi contro il mio mentre io, tenendo le braccia nella loro vita, le tenevo strette a me. Ognuna di loro si è impadronita di una delle mie tette che avevano i capezzoli turgidi.
“Che belle tette che hai, Francesca! Ti invidio proprio” mi ha sussurrato Roberta mentre palpava la mia mammella burrosa e turgida con la mano, rigirandola nel palmo.
“Vuoi che te le succhiamo, amore?” mi ha chiesto allora Anna nel guardarmi con voce ed occhi pieni di libidine un attimo prima di estrarre la lingua per lambirmi la punta del capezzolo.
Era ciò che desideravo in quel momento.
Entusiasta ho risposto loro “Oh sìì!” sentendo nel frattempo la figa infradiciarsi per l’eccitazione che stavo provando in quel momento.
“Dai tesori miei, attaccatevi alle mie tette come se fossi vostra madre e fate come quando da piccole succhiavate il latte! Su da brave!”
Non avevo mai fatto sesso con le mie cognatine insieme.
Con Roberta l’ho fatto tante volte anche in presenza della madre Rossana e l’avevo vista anche lesbicare con la madre ma con tutte e due insieme fino a quella mattina non c’era stato un accoppiamento.
Detto fatto, un istante dopo sia Anna che Roberta si sono s**tenate, prima leccandomi e succhiandomi i capezzoli e poi passando a mungermi nel vero senso della parola. Ognuna succhiava come forsennata come se effettivamente volessero ancora nutrirsi del latte materno.
Mi davano sensazioni splendide. Avevo avuto amanti che mi succhiavano le tette ma come loro non ricordavo nessuno, perciò per un po’ le ho lasciate fare godendomi la loro completa dedizione abbandonandomi con trasporto a tutta una serie di mugolii, sospiri e gemiti di piacere ma poi ho avvertito un brivido corrermi da sotto fino alla testa, come se fossi stata attraversata una scossa elettrica ed allora ho capito che il mio corpo pretendeva ben altri stimoli.
A quel punto ho passato entrambe le mani sotto le loro gole e, delicatamente, le ho fatte staccare dalle mie tette.
“Bambine mie, siete deliziose!” ho sussurrato loro guardandole con occhi che apparivano colmi di lascivia.
“Voi volete mi bene, vero?” ho chiesto in un bisbiglio.
“Oh sì!” mi ha risposto Roberta guardandomi con tenerezza.
“Francesca, siamo pazze di te! Come potremmo non esserlo! Faremmo qualsiasi cosa per te!” ha replicato Anna guardandomi con voluttà tornando a palparmi le tette e passando il palmo di una mano sui capezzoli.
“Allora facciamo l’amore, ragazze!” ho proposto loro accarezzandole ed ho proseguito “Mmm, che ne dite porcelline mie?”
“Beh! Che aspettiamo?” ha detto Anna in un sussurro “Io ho già la fighettina in fiamme!” e incitando la sorella “Dai, Roberta! Datti da fare!”
Subito Roberta, come se non aspettasse altro, si è svincolata dal mio abbraccio e muovendosi ginocchioni sul letto si è infilata tra le mie gambe ed io le ho allargate affinché si potesse sdraiare in mezzo posandomi le mani sulle mie cosce per tenerle salde e aperte.
Subito dopo mentre la seguivo con lo sguardo ogni sua mossa, Roberta si è protesa verso la mia fighetta forse attratta dalla vista e dall’intenso profumo del mix dei miei succhi con quelli della sborra del fratello che mi aveva scopato nella notte.
“Leccamela, tesoro!” l’ho incitata e con voce roca per l’eccitazione che ormai mi aveva preso “Leccami la figa, dai!”
Al che Roberta, facendo scorrere le mani lungo la parte interna delle cosce, mi ha allargato con le dita le labbra della figa e, dopo averla rovistata per un po’ con la punta della lingua facendomi letteralmente sobbalzare sul letto, ha messo a nudo il clitoride ed ha cominciato a slinguarlo.
Era veramente brava nel farlo. Le esperienze fatte al centro estetico ed anche chissà dove le stava mettendo a frutto. Potevo dire che era diventata una brava leccatrice di fighe.
Le pennellate di lingua che mi dava erano sapienti, corpose e raspate. Mugolavo e sospiravo scuotendo il sedere dimenando i fianchi, aspirando a pieni polmoni l’aria con la bocca aperta ed anche piegandomi in avanti.
“Oh sì, oh sìì!” le dicevo a bassa voce piena di eccitazione “Lecca! Lecca tua cognata! Dai, dai, tesoro! Ti prego continua! Non fermarti!”
Il mio corpo tremava e si scuoteva per effetto delle sollecitazioni fatte sul clito.
Forse allora, vedendomi così sconvolta, Anna, sollevando il busto ma restando inginocchiata sul letto, si è protesa nuovamente verso di me a bocca aperta con la lunga lingua rosa fuori dalla bocca in un’oscena ed esplicita offerta.
Immediatamente, circondandole la vita con un braccio l’ho fatta avvicinare e per lunghissimi istanti Anna ed io ci siamo baciate appassionatamente battagliando con le nostre lingue, mischiando le nostre salive tenendoci con le dita delle mani intrecciate come profondamente innamorate.
Nella foga lei mi ha palpato le tette mentre io, infilata una mano tra le cosce, ho preso ad accarezzarle la figa che ho trovato già abbondantemente lubrificata dei suoi umori.
A quel punto Anna si è staccata dalla mia bocca e con un gemito si è messa in piedi sul il letto e, appoggiando una gamba alla testiera e l’altra lasciandola poggiata sul materasso, mi è montata sopra cavalcioni, in pratica mettendomi il sesso in faccia.
“Leccami la figa, Francesca!” mi ha chiesto posandomi una mano sulla testa attirandomi a sé “Dai! Fammi sentire la lingua, TROIA!”
In altre circostanze quelle sarebbero state parole volgari e denigratorie ma ora erano l’espressione di una ragazza arrapata che vuole godere.
Quel comando ha avuto l’effetto di eccitarmi ancora di più.
Per me è stato naturale posare la testa tra le cosce ed appoggiare la bocca alla vulva per cominciare a lambire con la lingua la fessura colante delle sue secrezioni, tutto ciò mentre Anna, tenendo aperte le grandi labbra con le dita, muoveva il bacino, gemendo e mugolando.
“Oh sì, continua così, Francesca! Continua così! Mi fai impazzire, troietta!”
Il trattamento che le stavo riservando piaceva molto e sono passata senza esitazioni ad infilarle la punta della lingua nella vagina come se fosse un piccolo membro per raccogliere i suoi umori.
Nel frattempo, tra le mie cosce spalancate, Roberta aveva staccato la bocca dalla mia fighetta per stendersi di fianco con lo scopo di succhiarmi un capezzolo e sgrillettarmi senza farmi venire ma solo per aumentare la lubrificazione.
In questa situazione, mentre leccavo sua sorella, Roberta mi ha penetrato infilandomi nella vagina colante di umori, fino alle nocche, due dita che ha fatto scorrere avanti ed indietro. A quella introduzione per istinto ho reagito sobbalzando.
Quando Anna si è resa conto di cosa stava facendo la sorella, mentre io tenevo la bocca incollata al suo sesso, si è staccata da me ed è tornata ad inginocchiarsi sul letto al mio fianco.
Ora le sorelle erano ai miei fianchi, una a destra ed una a sinistra.
Roberta continuava imperterrita a sgrillettarmi ed Anna ha allungato una mano infilandomi il dito medio tra le pieghe delle labbra della figa per titillarmi il clitoride, prima lentamente, poi sempre più velocemente, e voltandosi verso di me studiava le mie reazioni.
All’azione combinata di entrambe le mie cognatine ho cominciato a ruotare convulsamente il bacino ed a gemere come una cagna in calore.
Quando si sono rese conto che mi trovavo ormai sull’orlo dell’orgasmo, Roberta e Anna ci hanno dato dentro alla grande.
“Godi, troia!” mi ha sibilato Anna concentrata su ciò che stava facendo e guardandomi anche negli occhi.
“Francesca, vieni, dai!” mi ha sussurrato Roberta fissandomi anche lei negli occhi.
E così è stato.
Nel giro di pochi istanti, infatti, sono venuta, urlando senza alcun ritegno tutto il mio piacere.
E’ stato un orgasmo travolgente ed impetuoso che mi ha fatto sobbalzare sul letto come impazzita ed a sbrodare come una fontana. Quando i sussulti hanno avuto termine mi sono ritrovata sudata ed esausta.
Le due sorelline si sono allungate nuovamente ai miei fianchi e mi hanno baciato in continuazione visibilmente compiaciute.
“Ti è piaciuto?” mi ha chiesto Roberta accarezzandomi un capezzolo reso turgido dall’eccitazione residua.
“Di questo ne puoi star sicura!” ho risposto offrendomi ai loro teneri baci. “Siete state davvero bravissime, porcelline mie, ma adesso tocca a voi, su, forza! Fatemi spostare e mettevi al mio posto!” ho detto loro con voce suadente.
Al che Roberta e Anna, spostatesi per permettermi di districarmi dal loro abbraccio, si sono messe strette una accanto all’altra frementi nell’attesa che facessi loro la festa.
Prima di cominciare, però, mi sono concessa un attimo per guardarle così splendidamente nude davanti ai miei occhi.
Da un lato Anna, bionda e con la pelle bianca come l’avorio, di corporatura formosa e morbida, con due belle tette rotonde dai capezzoli rosati risultato di una ristrutturazione chirurgica plastica, dall’altro lato Roberta, bruna e dalla pelle ambrata, magra e longilinea, con il seno già ben formato dai capezzolini del colore delle more.
Le due sorelle erano completamente diverse una dall’altra. Quanto alla famigliarità, una somigliava al loro padre ed una alla madre.
Anna si è distesa rilassandosi sul cuscino intrecciando le braccia dietro la testa, mentre Roberta si è appoggiata puntellandosi sui gomiti come ad osservare meglio ciò che da lì a poco le avrei fatto. Entrambe, comunque, non avevano perso neanche un istante per spalancare le gambe, scosciandosi, offrendomi in tutta la loro bellezza i loro giovani sessi.
Anna aveva il monte di venere paffutello ricoperto da una striscia ben rasata di pelo biondo e la fighetta con labbra rosee polpose. Il pube di Roberta era completamente depilato e la vulvetta aveva grandi labbra scure, forse aveva fatto la depilazione totale perché la sua pelle aveva una strana superficie liscia.
Il primo pensiero è stato “Deliziose!” ed ho allungato nel contempo le mani per raggiungere le loro intimità. Ho iniziato delicatamente ad accarezzarle trovandole tutte e due già abbondantemente lubrificate.
“Datti da fare con la lingua, Francesca!” mi ha sussurrato Anna sollevando la testa sufficientemente per fissarmi negli occhi ed ha continuato poi con tono perentorio “Dai, leccaci! Cosa aspetti?”
Ero accovacciata tra le gambe di Anna. Per iniziare le ho infilato la testa tra le cosce e, dopo aver divaricato con le dita le labbra della vulva, ho preso a leccarla slinguandola per tutta la sua lunghezza della fessura mentre lei mugolava e sospirava palpandosi le tette con i capezzoli turgidi per l’eccitazione. Dimenava anche i fianchi e li sollevava dicendomi che ero una sgualdrina, una lurida donnaccia causando un aumento del ritmo e della profondità della leccata fino ad arrivare ad infilare l’intera lingua nella vagina.
Roberta intanto ci guardava attentamente ed ascoltava ma non era rimasta ferma; si stava sditalinando per conto suo ed eccitata ansimava.
Quando me ne sono accorta ho lasciato sua sorella e sono andata a mettermi tra le sue gambe, le ho levato la mano per poterle appoggiare la bocca alla vulva affinché la potessi slinguare la fessura trasudante di umori. La guardavo negli occhi mentre lei, ruotando e sollevando scompostamente il bacino, mugolava e gemeva preda di un’eccitazione incontrollabile riuscendo malamente a dire che la stavo facendo impazzire di piacere chiedendomi anche di continuare.
Sapevo bene che dovevo continuare nella mia azione e l’ho fatto imperterrita fino a quando non mi sono ritrovata con la mia povera lingua in fiamme. Solo allora mi sono rimessa al centro del letto ai piedi delle mie due piccole amanti ancora distese a gambe aperte, sudate ed ansimanti.
“Forza ragazze! Siete già stanche? Dai, giratevi, su!”
Le sorelline per compiacermi si sono messe alla pecorina esponendo, sollevandoli, gli splendidi culetti con i glutei rotondi e burrosi per Anna, più piccole e sode quelli di Roberta. Anche se la luce non era piena si vedevano chiaramente le roselline anali impudicamente dilatate delle ragazze.
A quella vista non potevo non eccitarmi. I miei capezzoli erano duri e tra le gambe sentivo la fighetta pulsare. Avrei voluto godere ancora avevo promesso alle mie cognatine di farle venire.
“Sapete belle mie, adesso mi piacerebbe essere un uomo per potervi scopare con un grosso cazzo!” ho sussurrato loro.
La mia battuta ha fatto voltare sia Anna che Roberta che ridevano ed io ho inserito in profondità indice e medio di entrambe le mani nelle loro fighe dilatati e già abbondantemente lubrificate. Subito dopo, poi, mentre loro guaivano felici, le ho masturbate passando quelle dita sul grilletto tra le grandi labbra.
A causa del trattamento che facevo loro, Roberta e Anna sono andate in brodo di giuggiole dimenando i fianchi e spingendo verso di me il sedere in modo da godere la penetrazione delle dita mugolando e gemendo come fossero cagne in calore guardandosi e protendendosi l’una verso l’altra per baciarsi e slinguarsi.
Ero felice che godessero. Le vedevo troie così come le avevo sempre pensate e desiderate nei miei sogni.
Le sditalinavo con entusiasmo ritmicamente e simultaneamente senza sosta e senza pietà eccitandomi sempre di più nel sentire i loro versi.
“Mmmhhh! Sììhhhh, Francesca! Ohh sìì è bellissimo! Uhhhh quanto è bello! Abbiamo preso da te. Sto godendo tanto! Mi stai facendo venire, Francesca!” ha detto Anna soffocando l’urlo voltandosi verso di me. Ho visto così i suoi bei lineamenti del viso distorti dalla lussuria che la pervadeva.
Anche Roberta non era da meno “Dai, troia! Dacci dentro! Facci godere come si deve. Lo sappiamo che ne sei capace! Facci godere come fai godere mamma!”
Ormai i freni inibitori, se ancora ce n’erano, sono spariti ed ho intensificato l’azione spingendo le dita dentro alternandole con la lingua riuscendo in breve a portarle sull’orlo dell’orgasmo che poi hanno raggiunto pressoché nello stesso istante. Nel momento in cui sono venute hanno allungato la lingua una verso l’altra per scambiarsi una serie di lunghi baci appassionati ed hanno spento nelle bocche l’urlo della massima goduria.
Io imperterrita ho continuato a sditalinarle, immergendo nelle loro fighette fino alle nocche le mani dicendo loro che erano delle troiette, delle puttane vogliose.
Quando le ragazze, sfinite, hanno dato segno di rilassamento, mi sono allontanata per stendermi al loro fianco felice di essere riuscita ad appagarle.
“E’ stato bellissimo, Francesca” mi ha sussurrato Roberta accarezzandomi il petto e le tette.
“E’ vero, sei stata fantastica!” mi ha bisbigliato Anna in un orecchio subito prima di infilarmi dentro la lingua.
La giornata non era finita. Il resto delle ore fino alla sera è stato anche migliore.
Con le mie cognatine, finalmente libere da ogni inibizione, abbiamo fatto un mucchio di esperienze nuove e ci siamo tolte tante soddisfazioni collezionando insieme un numero incredibile di orgasmi.
Inutile dire che, quando il mio fidanzato Alberto è rientrato a casa trovandoci felici ed allegre, non gli abbiamo dato da sospettare assolutamente niente di quello che c’era stato fra noi durante la giornata e che sicuramente ci sarà in avvenire.