Asian

Punizione dovuta!!!
In quell’occasione dovevo assentarmi due notti per un viaggio di lavoro in Toscana, ma fortunate coincidenze mi portano a rientrare un giorno prima.

Ho la fortuna di avere un team di collaboratori davvero unito e propositivo e non nego che il piacere della mia attività è anche avere a che fare con un ambiente davvero positivo. Credo di aver contribuito a tutto questo in quanto di carattere sono molto aperto e come ho imparato da mio padre, amo rispettare la gente.
Le mie collaboratrici sanno di poter contare su un rapporto schietto e sincero.
A loro chiedo solo di essere professionali ed aiutarmi a mantenere sereno il clima lavorativo.
Questa premessa è d’ obbligo per descrivere quanto accadde allora.

Alle 18 arrivo in zona e decido di fare una scappata in ufficio.
Utilizzo l’entrata per gli uffici che pensavo di trovare deserti in quanto il mio socio quella settimana era in ferie.

Con sorpresa vedo invece una luce provenire dal laboratorio dove svolgiamo attività di conto lavoro per la nostra clientela.
Nel laboratorio lavorano 3 ragazze fisse ed una quarta che ha scelto il part-time per motivi familiari.
Ho pensato che si fossero dimenticate di spegnere, ma con sorpresa vi ho trovato Sara. E’ la responsabile del laboratorio, una delle veterane visto che è con noi dal 1997, una delle più fidate. A quel tempo 35 anni, sposata con un bimbo di 7.

Tipica bellezza mediterranea dovuta all’origine siciliana dei suoi genitori. Capelli neri ricci, occhi marroni , corpo flessuoso ed insieme prosperoso nei fianchi e nella terza di seno, belle gambe, sguardo aperto, un filo malizioso.
Integerrima nella sua fedeltà matrimoniale, a detta delle sue colleghe.

La trovo al computer, le arrivo alle spalle e solo quando vicino mi faccio sentire. La sua reazione è stranamente scomposta. La vedo digitare velocemente i tasti e cambiare immagine della videata. Non avendo gli occhiali, purtroppo non riesco a leggere nulla.

“Ciao, scusa, sono rimasta un poco a chattare con mia sorella, tra 10 minuti me ne vado”
“Fai con comodo, io sono in ufficio per un’oretta se hai bisogno”

Dopo 15 minuti bussa alla mia porta per salutarmi e se ne va.

Rimango perplesso, c’era qualcosa in lei che prima non mi aveva convinto, soprattutto il suo atteggiamento e la sua reazione che erano state eccessive se effettivamente stava solo dialogando con la sorella.

Decido di approfondire se possibile la cosa. Vado al laboratorio, accendo il PC, logicamente conosco la sua password e clicco l’icona riguardante la posta aziendale.

Mi appaiono in entrata una serie di mail di clienti conosciuti, mi sembra tutto regolare, vado alla posta inviata, idem come sopra. Sto per desistere pensando ad un mio errore, quando vedo una cartella denominata “archivio”.
Tento di aprirla, ma mi viene richiesta un’ulteriore password. Digito allora il nome del marito, accesso negato. Faccio un ulteriore tentativo con il nome del figlio e la finestra si apre. Nessuna traccia di mail della sorella, piuttosto una lunga fila di mail con il nostro ex responsabile della contabilità.

In 29 anni di attività non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo solo costretto ad andarsene due persone per comportamenti veramente scorretti: un magazziniere perennemente assente e questo contabile che non faceva nulla di quanto gli venisse richiesto, tra l’altro ci dava informazioni errate sui pagamenti dei clienti e sul loro stato, facendoci fare spesso cattive figure con loro a cui andavamo a chiedere spiegazioni mentre i loro bonifici erano già stati correttamente inviati.

Sapevo che era molto amico di Sara, non sapevo che a distanza di due anni dal suo allontanamento, si sentissero ancora.
Apro l’ultima mail inviata quella sera e capisco. Capisco tutto.
Era il forward di alcune altre scambiate quel giorno, anche in orari di lavoro, dove Sara parlava, oddio meglio insultava pesantemente il mio socio. Una serie di invettive e di giudizi negativi sul suo operato e i suoi modi di fare. Non una parola su di me, ma la cosa mi diede un fastidio tremendo anche perché un paio erano indirizzate, forse per errore anche ad altri indirizzi.

Capisco che il mio socio non sia il massimo della simpatia, ama far sentire il suo potere ed è assurdo con persone che sai essere fidate e professionali al massimo,
Posso capire quindi che generi qualche antipatia, ma il suo comportamento è stato sempre assolutamente integerrimo con tutte ed in ogni caso non meritorio di questo atteggiamento.

Spengo il PC e passo il giorno dopo a chiedere in giro con discrezione se Sara parla di lui in modo cosi negativo anche in altri ambiti. Più di una mia collaboratrice mi conferma frasi dure e commenti sarcastici.

Mi sento tradito, anche se tutto questo non riguarda me; non pretendo che le nostre dipendenti ci adorino, ma nemmeno che sparlino in giro.

Decido, vista anche l’ assenza del mio socio di non parlare subito con lui e di affrontare invece Sara alla fine del giorno dopo.
Verso le 1600 le chiedo se può fermarsi un attimo dopo l’orario di lavoro.
Non è una richiesta sospetta perché capita che a fine giornata si parli del lavoro svolto.
Entra con indosso il camice di lavoro bianco. In luglio pur essendoci l’aria condizionata, le ragazze in laboratorio lavorano solo con il camice, si sentono più libere nei movimenti.
Si siede compita davanti alla mia scrivania

“Sara, mi confermi che l’altra sera parlavi con tua sorella vero?”
Di colpo la vedo nervosa, si stringe con forza le mani.

“Certo, scusami se ho usato il Pc aziendale invece di farlo a casa”
“Quello sarebbe nulla lo sai e di cosa dialogavate se non sono indiscreto?”

Sembra tranquillizzarsi
“Oh di un poco di tutto, bimbi, prossime vacanze, i soliti discorsi”
“Discorsi tipo questi?”

Apro il cassetto e le porgo le mail incriminate che ho stampato la sera prima.
La vedo sbiancare, le guarda a lungo, farfuglia qualcosa di incomprensibile.

“Da te non me lo sarei mai aspettato Sara”
“Ti prego scusami, è stato quello stronzo; mi ha tirata dentro, lo sai che non sopportava il tuo socio”

“Sei una delusione, oltre a scaricare su altri colpe tue continui a mentirmi. Non ti dico chi me lo ha detto, ma so per certo che sono settimane che questi discorsi li fai anche in pubblico, a mensa”

Non reagisce, non dice nulla, abbassa solo il capo
“Peccato, ne parlerò con lui lunedì prossimo”

“No ti prego, sai come è fatto, quello mi sbatte fuori in cinque minuti; non posso perdere il lavoro con il mutuo e le altre spese in ballo”

“Sara, sai bene come concepisco il lavoro qui e un fatto simile non posso soffocarlo nel nulla”
“Ti prego, ti giuro che non succederà più”

La guardo, ha il respiro pesante dalla tensione; il camice si riempie ad evidenziare il suo splendido seno.

“Ti stimo molto Sara, hai fatto tanto per noi, ma non posso passarci sopra quindi nei prossimi giorni dovrai dimostrami che hai capito di avere sbagliato, perché non ammetterò un secondo episodio simile”

“Grazie sei come sempre un tesoro, non te ne pentirai”

“Me lo auguro, ora libera due bottoni sopra e due in basso del camice”

Era sul punto di alzarsi pensando fosse finita e di averla scampata; si blocca e mi guarda stranita
“Che… Che cosa dovrei fare?”

“Hai capito bene” “ il mio tono diventa di colpo autoritario e la mia voce bassa amplia l’effetto dell’ordine su di lei.

Mi guarda allibita, mi conosce, non si aspetta una simile richiesta da colui che mai l’ha tentata né importunata.

Sostengo il suo sguardo fissandola negli occhi, capisce che non sto scherzando

Incomincia a slacciare i due bottoni sopra lasciando intravvedere un reggiseno nero che contiene a malapena il suo seno.
Poi passa alla parte sotto mostrando un perizoma ridotto dello stesso colore.

“Intimo succinto, interessante, visto che hai le mani già in zona, apri del tutto il camice e divarica le gambe”

“No dai, basta cosi, ho capito di aver sbagliato, non puoi chiedermi questo”

Come reazione mi spingo leggermente indietro con la sedia e comincio a passare la mano sul mio inguine che mostra pantaloni eleganti tesi per quello che sto vedendo.

Capisce che non è finita e che non ammetto discussioni
Si apre tutto il camice sotto, solo un paio di bottoni a metà camice evitano una completa visione del suo corpo di giovane puledra.

“Sei proprio una gran figa, l’ho sempre immaginato, ora toccati”
“Che cosa?, non chiedermi questo, non lo farò mai”

Per me è come se non avesse parlato, deve pagare per quello che ha fatto; all’inizio avevo pensato di fermarmi a questo punto, ma mi sto eccitando e il suo tono è ancora troppo deciso e arrogante.

In momenti passati della mia attività, due collaboratrici mi avevano fatto capire in modo esplicito di desiderare un rapporto con me, ma per una forma di rispetto dei ruoli, non avevo mai dato speranze ai loro desideri. Sara non era tra di loro, ma questo ora mi eccita ancora di più.

“Prima sopra il tessuto, poi sotto”

Mi guarda con durezza, non avevo mai visto quello sguardo prima, ma la mano va in mezzo alle gambe; la muove lentamente sul perizoma.

Assumo un espressione diversa volutamente laida, mano sul mento e l’altra sul pacco.

Comincia ad ansimare: eccitazione? tensione?

Quando la sua mano va sotto il perizoma mi alzo. Rimango in piedi davanti a lei come per osservarla. In realtà voglio farle vedere tutta la mia eccitazione.

Dopo un lungo sguardo tra di noi, il suoi occhi cadono proprio ai miei pantaloni e credo non sia la mia immaginazione che mi porta a vedere una mano che si muove più veloce sotto il perizoma.

Mentre si sta toccando comincio a girarle intorno, la sua mano si muove ora decisa.

Le accarezzo i capelli, le sfioro le spalle, le percorro le braccia.

Mugola di piacere, le slaccio un ulteriore bottone e faccio un giro intorno a lei.
“mmmmh sei un bastardo, questo è un prezzo troppo caro”

Non le rispondo, mi fermo dietro di lei, le slaccio l’ultimo bottone ed il camice si apre totalmente

Ho una visuale stordente.
La testa leggermente reclinata, i seni che si alzano e si abbassano veloci, la mano che scompare sotto il perizoma, le sue cosce tornite, la sua pelle liscia
Appoggio il mio bacino alla sua nuca. Le faccio sentire il mio cazzo duro attraverso i pantaloni leggeri. Lo strofino a lungo.

“dai bas..ta, lasci..ami anda…re”

Noto però che non rifiuta quel contatto, mi sembra anzi che lo acuisca.

Le porgo in mano il righello che avevo preso dalla mia scrivania durante il mio muovermi intorno a lei.

“passa la parta piatta sulla figa sotto il perizoma …esegui”

“sei uno…str…”
“muta, esegui!” le faccio capire che nella sua posizione non deve permettersi commenti. Prende il righello….allarga oscenamente le gambe, lo infila dall’alto nel perizoma e comincia a farlo scorrere sulla sua figa.

Il respiro aumenta….vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce presa da tensione e da eccitazione.

“Ora piegalo di sbieco e continua”

Il suo viso comincia a denotare il cambiamento per l’eccitazione dovuta allo spigolo del righello quando sfiora il clitoride.

“Ora slacciati il reggiseno!”

Posa lentamente il righello, smette di toccarsi, rimane a lungo immobile.

Poi sospirando porta le mani dietro, sotto il camice, e dopo pochi attimi il reggiseno scivola verso il basso liberando due seni duri e sodi che rimangono sostenuti anche senza aiuti. E’ proprio splendida.

“Si, sei davvero splendida, una puledra da montare”
“Ma come ti permet…” La prendo per i capelli.

“Vuoi che io non parli a chi sai e quindi salvarti il culo?”

Dopo un lungo attimo, fa un cenno d’assenso con la testa.

“Bene allora muta….. riprendi il righello e passalo sulle tette e sui capezzoli. Ti rimando cosi dal maritino, con le tette che sanno della tua figa. Ora succhiami il cazzo”

Mi guarda dura, quasi con odio. Le sue mani vanno incerte ai miei pantaloni. Abbassa la zip ed il mio cazzo duro le si presenta come una molla davanti alla bocca

“Succhia, tutto dentro”

Rimane a fissare il mio fallo scuro senza fare nulla.
Prendo allora dalla giacca che ancora indosso il cellulare, lei capisce cosa sto per fare.

Dischiude la bocca e se lo infila in bocca incominciando a lavorare con labbra e lingua.
Ha una bocca molto carnosa, da pompinara; mi ha sempre dato quest’idea.

“mmm.. brava, continua, allora la bocca la sai usare anche per altre cose… non solo per insultare”

Con le mani le palpo le tette con durezza. Anche se non vuole darmelo a vedere, capisco che le piace ed insisto.
Le pizzico i capezzoli, la palpo a piene mani.

Aumenta il ritmo della bocca, pensa di finire in fretta e di cavarsela.
Ad un certo punto la fermo ed inizio a scoparle la bocca….

“mmmh non resp, non respiro”

Con una delle mani scendo al perizoma, lo scosto e la penetro con due dita. Interrompe un attimo….mugola e poi riprende a pompare come se non vedesse cazzo da mesi.

“Ti stai bagnando puttana, ti piace vero?”

Fa cenno di no con la testa.
Aumento con forza il ritmo della penetrazione, ansima in continuo e la sua bocca si stringe sempre di più sul mio cazzo.

“senti il rumore delle mie dita, sei un lago”
“mmmmh, aaaaah, mmm ferm… fermati ti t.. prego”

Come risposta aumento il ritmo, è troppo eccitante vedere i suoi seni ballonzolare senza sosta.

“alzati, ora ci mettiamo qualcosa di più duro nella tua fighetta”
“no, dai, ti fin..isco con la bocc..a por.co ”

La faccio alzare, la faccio sedere sulla mia scrivania, le divarico le gambe, le strappo il perizoma, glielo infilo in bocca e sempre completamente vestito in un colpo secco la penetro

“noooo, aaghh mmmm….”

Comincio a spingere prendendola per i fianchi, l’ho ficcata cosi perché voglio vederla in faccia; vedere l’eccitazione che prende posto della durezza nel suo sguardo.
Non devo aspettare molto.

I colpi che affondano nella sua figa sono secchi, duri

“non ti scopa cosi il tuo maritino vero?”
“mmm, n.. no, lui mi, mi vuole .. ben.. bene”

“ma a te pia..ce cosi vero zoccola?”
“s.. sei un.. un porco”
“ma a te piace cosi vero?” le urlo

La faccio stendere sulla scrivania, porto le sue gambe sulle mie spalle, mi appiglio ai suoi seni e continuo a scoparla entrando fino in fondo

“dimmelo….ti piace cos..ì vero troia?”
“mmmmh si, è vero, mmmm, mi piace c… cosi”

Alterno colpi secchi a un ritmo più dolce. Colpi corti ma ripetuti a ficcate lente e prolungate.

“mmmmh mio dio, sto, sto per ven.. venire”
“prendilo tutto puttana, tutto”
“aaaaaah vengo, aaaaah nooo….”

Non resisto più a lungo nemmeno io, faccio appena tempo ad uscire schizzandola sul viso e sul petto.
L’aria nel mio ufficio è davvero pesante.

“Ti serva di lezione Sara, il posto l’hai conservato, ma non ammetterò altri episodi simili. Ora rivestiti senza lavarti, andrai a casa sapendo di troia”

Si riveste e senza nemmeno guardarmi ne salutarmi, esce e se ne va.

La mattina dopo arrivo in ufficio che lei è già presente..
Saluto tutte e mi aspetto di non ricevere risposta da lei
La mia sorpresa è totale quando girandosi mi guarda, sorride e dice

“Buona giornata capo, spero sia gradevole e positiva come ieri”