Babes

1998 – La cliente
La prima volta che è venuta a fare la spesa nel mio negozio, non mi aveva di certo colpito in modo particolare.
Indubbiamente una bella donna, gentile ed educata, sulla cinquantina, con una folta cas**ta di capelli color castano mogano, la vita stretta ed i fianchi ad anfora tipici delle donne piuttosto calde, ma finiva tutto li, come tante altre mie clienti.
Poi, conoscendola meglio, l’ho trovata sempre più interessante e stimolante. E tra una spesa e l’altra, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere ed instaurare un minimo in amicizia. Si tratta ovviamente di quel tipo di amicizia tra negoziante e cliente che non può, per ovvi motivi di frequenza, diventare particolarmente profonda, ma certamente molto piacevole.
Comunque, sia come necessità lavorativa, sia come caratteristica personale, la battuta mi viene abbastanza facilmente, anche se sto estremamente attento ad evitare doppi sensi ed uscite estemporanee con chi non abbia dato segno, più o meno chiaramente, di gradire: una cosa è essere ” sessodipendenti”, una cosa è sputtanarsi il giro d’affari.
Quindi mi sono stupito, a dire il vero piacevolmente, quando è stata lei a venirsene fuori con una battutaccia decisamente sopra le righe.
– Ma no!- mi risponde quando le chiedo se ha bisogno di una borsetta di plastica.- Me lo infili dentro. Qui, tra le pere.- ed apre la borsetta del verdura, tendendomela. Non è la battuta in per se stessa, ma il modo in cui la dice ed il sorrisetto sghembo che mi fa. Se avesse detto la stessa cosa facendoci dietro una bella risata, l’avrei archiviata come una semplice uscita a grana grossa, ma l’ha detta troppo seriamente per scartarla a priori. E poi, tendendo la borsa, ha alzato le braccia in un modo un particolare, come se volesse spremersi un po’ le tette per farle risaltare. Il che le riesce perfettamente, sia perché ha una bella quarta, sia perché la scollatura è già parecchio generosa.
– Sarà un vero piacere, soddisfarla.- rispondo, infilando lentamente il tubo di deodorante nella borsa ed accompagnando il movimento con un leggero sospiro di soddisfazione. Evitare di cazzeggiare con la clientela è un conto, ma quando è la clientela che cazzeggia, non sia mai detto che mi perda la benché minima possibilità di rimorchio.
Lei esita un momento, come valutando se continuare o darci un taglio. – Sono certa che farebbe veramente il possibile, in materia. – fa alla fine, reprimendo un sorriso decisamente compiaciuto.- Alla prossima spesa, allora.-
– A sua disposizione.- rispondo, guardandola uscire dal negozio. Si richiude la porta alle spalle e mi scocca un ultima occhiata prima di scomparire tra la gente.

Da quella volta, circa un mesetto fa, il gioco è andato avanti ad ogni spesa, qualche volta piuttosto velato, altre volte, soprattutto senza altra gente in giro, talmente esplicito da rasentare una vera e propria proposta oscena, sia da parte mia che da parte sua.
Però è rimasto un semplice gioco, magari un po’ peperino, ma pur sempre un gioco. Di sicuro non mi ha mai fatto intendere in nessun modo che fosse possibile qualche ulteriore sviluppo.
Almeno fino a stasera.
– Non è che verrebbe in soccorso di una cliente ritardataria, che si è dimentica di fare la spesa. – dice una voce alle mie spalle, mentre sto chiudendo a chiave l’ultima serranda, pronto per fare i debiti conteggi di cassa e poi andarmene a casa dopo una giornata di lavoro.
Di solito invidio un po’ le mie due commesse Giovanna ed Erika che, finito l’orario di lavoro si cambiano al volo e se la filano a gambe levate (cosa che, per la cronaca, facevo puntualmente pure io quando, sempre in questo negozio, ero un semplice dipendente), ma questa volta potrebbe essere differente.
Riconosco immediatamente la voce, quindi mi volto con un sorriso. – Ma chiaro che si! Anzi, sarà un vero un piacere prendermi cura di lei!- mi aspetto una battuta di risposta, ma lei si limita ad un cenno della testa ed un sorriso.
“Magari non è in vena, oggi” penso, mentre la precedo all’entrata. Alzo la saracinesca, la faccio passare, poi riabbasso la serranda alle nostre spalle, chiudendo a chiave. È un operazione che faccio sempre, raggiunta l’ora di chiusura: per quanto la nostra città, dal punto di vista criminalità, sia un oasi di pace, è sempre meglio andare sul sicuro.
Rimetto a posto il gancio delle serrande e mi dirigo al banco, dove lei mi aspetta. “Però! Che tenuta.” Penso. In effetti sembra pronta per andare a cena fuori, anziché a fare la spesa. Scarpe alla moda, con un bel tacco otto, calze a rete, impermeabilino blu notte a mezza gamba e pettinatura perfetta: una bella cas**ta di capelli castano mogano che le ricadono sulle spalle in morbide onde. Proprio in quel momento lei si volta verso di me e posso notare che pure la facciata è tirata in grande stile, con tanto di trucco perfetto e catenina d’oro con un punto luce di tutto rispetto che le cade nella morbida attaccatura dei seni, lasciati abbondantemente scoperti dallo scollo dell’impermeabile.
– Come posso esserle utile.- le chiedo, fermandomi ad un passo da lei.
La vedo esitare. – Per prima cosa, vorrei il mio solito profumo: me lo merito proprio.- mi dice.
– Su questo, non ci sono dubbi.- dico, girando dietro al banco e prendendo la s**tolina. – Dopodiché?-
Lei continua ad indicarmi vari prodotti, sempre con una certa esitazione. Come se in realtà non riuscisse a decidersi a dire quello che veramente vuole e quindi prende tempo cazzeggiando sulla spesa. La osservo attentamente, senza farmi notare, mentre lei vaga ed esplora gli scaffali. Sembra immersa in attente valutazioni sulla merce, ma in realtà vedo che ogni pochi secondi lancia verso di me uno sguardo che ha un non so che di strano.
“C’è qualcosa che non mi quadra.” Mi dico alla fine, mentre una strana sensazione mi assale, subito prima di un brivido premonitore: a questa frulla qualche strana idea per la testa, ed io ho il fondato sospetto di conoscere l’argomento.
– Posso esserle di aiuto in qualche altro modo?- le chiedo, avvicinandomi. Ma questa volta il tono è nettamente allusivo, non più da commerciante.
Lei si volta di s**tto e mi guarda, deglutendo a vuoto.
Annuisce lentamente. – Si, direi di si.- mormora, poi esita ancora un po’, con la bocca socchiusa ed il fiatone.
– Mi servirebbe un buon lubrificante.- sbotta rapidamente, come se temesse si cambiare idea nel frattempo.
– Ne ho molti. Dipende dall’uso che si vuole farne: partiamo dal CRC ed arriviamo all’olio per motori.- rispondo.
– Qualcosa che vada bene un po’ per tutto, possibilmente che non sia… tossico per la pelle.- specifica lei, arrossendo.
Il mio sospetto si sta trasformando molto rapidamente in certezza. Non mi resta che provare.
– In tal caso direi che la vasellina è la cosa più indicata.- butto li, con un sogghigno.
– Il più classico dei classici.- dice lei, ormai rossa come un bel pomodoro maturo.- Vada per la vasellina, allora.-
Annuisco ed esco dal banco, avvicinandomi al cassetto di competenza. È il più basso di tutti, scorre direttamente sul pavimento con le sue rotelle. Mi accoscio e lo apro, mentre lei mi si avvicina.
– C’è il tubetto da 75, quello da 125 o il barattolo da 250.- le dico, indicandoli uno ad uno, aspettando di porgerle quello che sceglierà.
Lei mi guarda di nuovo, fissandomi diritto negli occhi, con un espressione che non riesco a capire se è di eccitazione o di terrore folle. Alla fine, serra gli occhi per un istante e fa un passo avanti, piazzandosi di fianco al cassetto. Lentamente si abbassa sulle ginocchia, accosciandosi a sua volta.
È il mio turno di deglutire a vuoto, perché l’impermeabilino blu notte che indossa, durante la discesa, si è letteralmente spalancato dalla vita in giù, lasciandomi godere dell’intero panorama del golfo.
– Per oggi penso che dovrebbe bastarmi il tubetto piccolo. – fa lei con voce roca.- Ma se le cose vanno come penso e spero, forse potrò comperare il barattolo grande.-
Io mi limito ad annuire senza riuscire a staccare gli occhi dal suo inguine: sotto all’impermeabile vedo solo una distesa di pelle morbida a malapena velata dalle calze a rete con relativo reggicalze. Ed è pure completamente rasata!
– Cazzo!- non posso fare a meno di esclamare, chiaramente in tono ammirato.
– Già, pure di quello avrei bisogno. Una confezione formato famiglia, per essere più precisi.- ribatte pronta. Si rialza lentamente in piedi, slaccia la cintura dell’indumento, poi sgancia i bottoni, afferra i due lembi e li allarga.
– Urca! – grufolo, rimirandola.- Che gran pezzo di figa!- ed in effetti sotto panni la gentile cliente è decisamente molto meglio carrozzata di quanto avessi mai immaginato. Di certo non è una modella e nemmeno una pin-up, ma e comunque un gran pezzo di figa: nonostante sia chiaramente over anta, le tette sono belle sode, come immaginavo una bella quarta piena, la vita è stretta ed i fianchi generosi, le cosce tornite e lisce ed una figa morbida e carnosa, accuratamente depilata.
Lei fa scivolare l’impermeabile dalle spalle e lo butta su un espositore poco distante, poi si piazza le mani sui fianchi e spinge in avanti il pube, quasi sfiorandomi il naso. Ha un buonissimo profumo, di femmina eccitata.
– Parli di questa?- mi chiede.
– Non solo, parlo di tutto l’insieme.- rispondo rimettendomi in piedi. Le sono addosso, le piazzo una mano dietro alla testa e le infilo la lingua in bocca, mentre l’altra mano scende a stringere una chiappa sorprendentemente soda. Lei invece con un braccio mi stringe alla vita e con l’altra mano mi afferra il pacco da sopra i calzoni, trovandomi già ragionevolmente duro. Mugola soddisfatta, mentre le esploro le tonsille a colpi di lingua.
– Posso chiederti una cosa.- fa lei, corta di fiato, quando ci stacchiamo, mentre armeggia con i miei calzoni.
– Fai pure.- rispondo, impastandole una tetta.
– Quanti anni hai?- mi fa. Fermo l’impastamento. – Abbastanza.- rispondo, riprendendo da dove avevo interrotto.
– No dai, dimmelo.- fa lei, riuscendo finalmente a calarmi i pantaloni fino a mezza coscia.
– Ventinove.- dichiaro, poi mi chino per ciucciarle un capezzolo.
Lei mi respinge con una mano e mi guarda intensamente negli occhi. – Io ne ho cinquantadue.- Mi dice, quasi incazzata.- Sei sicuro di trovarmi abbastanza eccitante da scopare con me?-
Alla faccia, non avrei mai pensato che una tipa che ha architettato un festino del genere, potesse avere tanti complessi. Ma devo rispondere. E lo faccio nel modo che ritengo il più veloce, pratico ed inequivocabile.
– Tu che ne dici?- le chiedo, mollandole le tette ed abbassandomi gli slip, liberando con un colpo solo l’uccello, ormai duro come il marmo.
Lei abbassa lo sguardo ed allunga le mani, per impadronirsene.
– Direi proprio di si, mi trovi eccitante.- dice lei, con una notevole dose di sollievo nella voce.
– Perché, qualcuno è così stupido da sostenere il contrario?- le chiedo, convinto che si tratti di uno dei suoi scherzi, ma lei smette di sorridere di botto.
– Si, e lo stupido è mio marito.- ribatte, evidentemente più avvilita che incazzata, con un tono di voce che lascia presagire una situazione per niente allegra.
Mi rendo improvvisamente conto che qui la faccenda è decisamente più complicata di quanto pensassi e mi rendo conto pure che sto per scopare con una donna che forse si butta in una simile avventura in un momento di debolezza o di sconforto, del quale probabilmente si pentirà in un fin troppo prossimo futuro.
Purtroppo per me, ho una coscienza piuttosto sviluppata, che mi impedisce di approfittare di cose del genere.
Quasi certamente passerò per un cretino, ma me ne sbatto allegramente le palle.
La lascio andare e mi allontano da lei di un mezzo metro.
– Come hai visto, ti trovo eccitante, e pure parecchio. – le dico tentando di farla ragionare anche contro il mio interesse. – Ma forse dovresti pensarci su, magari tuo marito ha detto una cosa del genere in un momento di rabbia…- lei alza una mano e mi blocca con un gesto.
– Sono in menopausa. – inizia a spiegare poi. – Ho sbalzi d’umore e attacchi pazzeschi di caldo. Ho messo su cinque chili. E non mi bagno più, se non con molta difficoltà.-
– Ma…- tento di interromperla in questa dissertazione decisamente deprimente, e intendo più per lei che per me.
– Aspetta! Quello stronzo si è convinto che sono diventata frigida, che non riesco più ad eccitarmi, che il sesso non mi interessa più.-
– Che cagata!- commento.
– E quindi non mi tocca più. – continua lei.- Ma ha ben pensato di scoparsi una mia amica, che poi mi ha sputtanata a morte. E alla fine si è fatto l’amante fissa, una ragazza di vent’anni che potrebbe essere nostra figlia. Ed a me non resta che sgrillettarmi a sangue… e poi piangere!-
Ormai l’atmosfera eccitata se ne è evaporata come neve al sole.
– Quindi la storia del lubrificante non è stata una scusa?- le chiedo sogghignando, nel tentativo di sdrammatizzare.
– Già! – conferma, con amarezza.
– Tanto per la cronaca, ti comunico che esistono prodotti decisamente migliori, per queste cose.- specifico.
– E a che mi servono, se non ho nessuno con cui usarli. – mi fa lei, con un mesto sorrisino.
– Beh, uno lo hai trovato, mi sembra.- le rispondo.
Lei abbassa lo sguardo sul mio inguine. Ovviamente durante lo scambio di confidenze ho perso giri. – Se è questo l’effetto che faccio…- dice, con un cenno della testa. Poi fa per girarsi, ma l’agguanto al volo, stringendomela contro.
– Guarda che sono state le chiacchiere, non tu, a farmi sbollire.- le dico, stringendomela addosso. È morbida e burrosa al punto giusto, il che inizia a rimettermi in moto, cosa che lei ha poche difficoltà a notare, visto che glielo sto spingendo sulla pancia.
– Mhmmm.- brontola lei, non ancora convinta. Inizio a muovermi contro di lei ed abbasso le mani sul suo culo, massaggiandolo e impastandolo. Dopo quello che mi ha raccontato, non vedo motivo per non piantare un bel paio di corna sulla testa dello stronzo.
Lei al momento sembra inerte, quasi passiva, mi tiene le braccia allacciate ai fianchi, ma senza nessun entusiasmo. Torna a riprendere un po’ di tono quando inizio a rosicchiarle e succhiarle il lobo di un orecchio, ed a sbaciucchiarla sul collo.
– Allora non ti dispiacerebbe scoparti una cinquantenne?- insiste lei, quasi avesse bisogno di essere rassicurata.
– Assolutamente no, anzi.- rispondo tra uno sbaciucchiamento e l’altro. – Ma non lo sai che una buona percentuale di maschietti adora le donne mature?-
– In effetti si, l’ho sentito.- risponde, iniziando a massaggiarmi la schiena ed a ruotare i fianchi, presumo per sentire meglio il mio uccello che le spinge sulla pancia.- Ma non ci ho mai creduto poi molto.-
– Allora stammi a sentire. Ti racconto un paio di cosine.- le dico. – Alle superiori ero stracotto della mia prof di geografia, una tipa bionda, che per la cronaca ti somiglia pure un pochino. Avrei dato non so cosa per infilarmi sotto alla sua gonna quando sedeva alla cattedra.-
– Che sporcaccione. – commenta lei, col fiato corto e gli occhi che le brillano.
Faccio spallucce. – Sempre ammesso di esserlo. E pensa che mi sarei fatto pure la prof di matematica, una rossa lentigginosa sulla trentina, ma è un’altra storia. –
– Ma eri proprio incurabile. – fa, abbassando le mani sul mio inguine, si appropria dello sfilatino e comincia a menarlo lentamente.
– Perché mai usi il passato: sono uno sporcaccione incallito ed incurabile, e me ne vanto pure.- ribatto, abbassando le mani a mia volta ed iniziando a sgrillettarla delicatamente. Lei ispira forte fra i denti ed allarga un po’ le gambe. – Un ultima cosa. A diciotto anni ho realizzato il mio sogno.-
– Con la prof?- sbotta, spalancando gli occhi sbigottita.
– No, con la mamma di un mio amico.- ribatto.
– Ma dai! Non ci credo!- dice.
– Ti assicuro che è la pura verità… e stata una nave scuola strepitosa e sinceramente mi dispiace di non avere più sue notizie. – ci penso un attimo, facendo un po’ di conti.- Ora dovrebbe avere cinquantasei anni, magari le andrebbe una rimpatriata.- dico, ridacchiando.
– Che porco.- ansima ad occhi chiusi. – Ma lo sapevo che eri così! Hai uno sguardo da vero birbante. Di uno che coglie al volo qualsiasi occasione.-
– Già. Ma a proposito di occasioni… vediamo di non sprecare questa.- dico, infilandole delicatamente un dito nella figa. Lei fa una smorfia di fastidio. In effetti è asciutta come il deserto del Sahara, eppure sono assolutamente certo che è eccitata almeno quanto me.
– Capisci il problema?- fa, contrita. Prima che possa ricadere nello sconforto, l’agguanto per un braccio e la trascino verso il banco. Apro il cassetto dove tengo i preservativi che non stanno sull’espositore e prendo una bottiglietta di lubrificante intimo. È un nuovo prodotto gelatinoso a base acquosa che arriva dalla Svezia, è pure aromatizzato al lampone.
Apro il tappo e me ne verso un po’ sullo dita, poi le accarezzo la figa, ungendola. Infine affondo con le dita dentro di lei, tre o quattro volte, lentamente.
La sua reazione è a dir poco incredibile. Caccia un grido e sbotta. – OHDDDIOSANTO!- si appoggia col culo al banco e spalanca le cosce. Io non la mollo, continuo a scavarle dentro, con due dita.- Cazzocazzocazzocazzocazzo…- mormora sempre più flebilmente, infine inspira a fondo, rovescia gli occhi all’indietro fino a mostrare il bianco, si morde il labbro superiore e esala un – Godoooo!- che sembra salire dall’oltretomba e che finisce in crescendo manco fosse la Callas.
“Ecchecazzo!” Penso tra me e me, sfilandole le dita dal corpo. ” Possibile che, tra tutti e due, non abbiano pensato ad una soluzione tanto stupida? Una bella unta al pertugio e via, si tromba come mufloni, è vero!? direbbe il conte Uguccione.”
Ma quel che è fatto è fatto, dico io, e quel che va fatto, va fatto subito. Mentre lei smaltisce l’orgasmo, i mi do una bella unta al punteruolo, poi mi piazzo tra le sue gambe, la rovescio a pancia sopra sul banco, mi piazzo i suoi polpacci sulle spalle e con un unico colpo di reni le sprofondo dentro fino alle palle.
Altro grido belluino.
Altra invocazione al Padreterno.
Poi inizio a muovermi dentro di lei e si paralizza di botto, a bocca spalancata ed occhi sbarrati, senza respirare per almeno un minuto. Infine tira il fiato ed un sorriso da orecchio ad orecchio le illumina il volto.
– Oh siii! – sibila, felice. – Era ora, era ora! Finalmente un po’ di cazzo vero.- e inizia a muovere il bacino a tempo con i miei colpi, gustandosi la scopata senza remora alcuna. In effetti, tra la tenuta provocante ed il vederla così presa, mi manda parecchio su di giri, ma mi riprometto di trattenermi il più a lungo possibile: vista la carestia in cui si ritrova, si merita una bella scopata completa, con annessi e connessi, non una sveltina.
La sbatto per bene tenendola per i fianchi, e non mi ci vuole poi molto per farla venire una seconda volta. Stavolta è leggermente più discreta: si limita a una sequenza di gridolini cadenzati al ritmo dei miei colpi, poi inarca la schiena e gorgoglia nel vero senso della parola.
Non intendo darle tregua e mi sfilo da lei con l’idea di scoparmela da dietro, possibilmente aggrappato alle sue tette, ma lei è di tutt’altro avviso. Non appena la faccio scendere dal banco, si abbassa di s**tto, accosciandosi davanti a me. Si appropria del mio uccello con un cipiglio deciso che mi fa desistere immediatamente da qualsiasi lamentela.
Lo osserva per un momento con aria affamata, poi spalanca le fauci ed imbocca la cappella, con un basso mormorio da golosa, neanche si fosse infilata in bocca un Ferrero Roche. Con l’altra mano mi agguanta le palle ed inizia un pompino da vera professionista bolognese, di quelle capaci di risucchiare una pallina lungo la canna dell’acqua per innaffiare il giardino.
Mi godo la pompa, ma già che ci sono finisco di togliermi la camicia, il che mi è utile per distrarmi dalla dolcissima tortura a cui mi sta sottoponendo. Lei alza lo sguardo e mi fissa negli occhi, con sguardo da allupata e mi rifila un succhiotto alla cappella che mi fa cedere le gambe.
– Vacci piano.- le sussurro.- Vorrai mica farmi venire subito!?-
Lei risputa il papagno per un secondo. – Non hai idea di quanto mi piacerebbe farti venire nella mia bocca.- altro succhiotto. Ma poi si calma. Mi tiene in bocca la cappella e nel frattempo sbircia verso il lubrificante abbandonato sul banco.
Allunga una mano, afferra il flacone e, senza interrompere il lavorio di lingua, lo apre e se ne spreme una una dose decisamente generosa sulle dita. Poi infila la mano tra le cosce e da una nuova sacrosanta lubrificata.
Finalmente soddisfatta, mi libera il cazzo e si rimette in piedi. Io finisco di togliermi i vestiti mentre lei torna a sdraiarsi sul banco, spalancandosi la figa con due dita. Penso che stia per chiedermi di leccargliela e ne sarei ben felice, invece se ne viene fuori con una che proprio non mi aspettavo.
– Voglio vedere se questo lubrificante funziona davvero bene.- mi dice, piazzando il flacone all’entrata della figa e spremendosene in corpo una dose doppia.
– Che cazzo…?- chiedo, perplesso e pure un po’ impensierito.
– Prendi una di quelle bombole.- mi interrompe lei, indicando alle mie spalle con il mento. Mi volto. So perfettamente che ci sono le lacche per capelli, dietro di me, ma devo voltarmi e guardare, perché non riesco a credere a quello che la tipa mi sta chiedendo di fare. Torno a voltarmi verso di lei e la guardo stralunato.
– Sei fuori?- le chiedo.
– Dai! Cerca di accontentare i desideri di un’affezionata cliente.- mi ridacchia in faccia continuando a sgrillettarsi a tutta forza. Io scuoto la testa ma obbedisco, incerto se essere eccitato o spaventato da questa donna.
Prendo una bombola e gliela faccio vedere. È lunga una trentina di centimetri e deve farne quattro e mezzo di diametro. Lei annuisce smaniosa. – Dai!- mi incita.- Scopami con quella!-
Mi avvicino ed imbocco la bombola all’entrata della sua figa, poi spingo gradualmente. La figa si tende, resiste in po’, poi cede e permette l’entrata di quell’oggetto estraneo. Lei sussulta e rabbrividisce.
– Ti ho fatto male? – chiedo, bloccandomi immediatamente.
Lei scuote la testa, ansimando ad occhi chiusi. – È solo ghiacciata.- mi risponde, con l’affanno. – Scopami!- aggiunge poi, decisa.
Ho l’uccello talmente duro da farmi male, ‘sta storia mi sta facendo andare fuori di melone. Inizio a scoparla lentamente, ma mi fa cenno di aumentare il ritmo e dopo poco sono intento a stantuffarle la fregna a tutto spiano, mentre dalla bomboletta arriva lo sciacquio della lacca per capelli “agitata energicamente”. Se non fossi così allupato mi metterei a ridere.
– Aspetta, fermati!- Mi ordina di nuovo, dopo qualche minuto di trattamento. Forse le basta e rivuole il mio, anche se spanata com’è adesso, non credo ci divertiremo molto. Invece sta pazza s**tenata mi prende in contropiede una seconda volta.
– Prendi quell’altra bombola.- mi ordina.
– Che?- chiedo, pensando ne voglia una seconda.
– L’altra bombola, quella grande.- specifica.
Volto la testa, do una sbirciata allo scaffale, torno a voltarmi.
– Tu sei completamente andata!- le dico, facendo di no con la testa.
Lei si solleva sui gomiti e mi fulmina con un occhiata. – Prendi quella cazzo di bombola e piantamela nella figa!- ringhia. Inghiottisco a vuoto, poi indietreggio di un passo e allungo una mano dietro la schiena, continuando a fissarla come se le fosse spuntata una seconda testa.
La bombola in questione è un formato professionale, da 750ml. Una roba che sembra più un razzo anticarro che una lacca per capelli… quarantacinque centimetri per otto, ad occhio e croce. Torno verso di lei, che sfila dalla patata la prima bomboletta. Ora sembra un giocattolino innocuo.
Altra dose di lubrificante dentro e fuori, poi si allarga le piccole labbra con le dita. Mi avvicino come in trance. Punto la bombola all’imboccatura, ma ovviamente le misure non corrispondono e il fondo della bombola è piatto: non facilita di sicuro l’introduzione.
– Dai, cosa aspetti, spingi.- mi incita.
Ci penso un momento: c’è solo un modo. Piazzo la bombola di sbieco, poi spingo e la ruoto per rimetterla diritta.
Lei sobbalza, digrigna i denti e impreca come un portuale appena licenziato. Ma la bombola con uno s**tto sprofonda per una decina di centimetri, dilatandole talmente tanto la figa da trasformare le piccole labbra in due pieghette quasi irriconoscibili.
– Ah si, funziona! – rantola. – Quella roba si che funziona!-
Afferra lei stessa il tubo e se lo spinge ne corpo senza troppi complimenti, letteralmente gorgogliando.
A ‘sto punto sono deciso ad andare fino in fondo. Afferro la bombola e comincio a fotterla a tutto spiano, mentre una piccola parte di me prega di non provocare nessuna lesione grave con un simile trattamento. Ma evidentemente questa preoccupazione lei non ce l’ha, perché si lascia andare sul banco, allarga le gambe più possibile e si fa sventrare come nulla fosse, anzi, smaniando di piacere.
Non so per quanto tempo continua questo vero e proprio stupro, so solo che ad un certo punto la pazza s**tenata comincia a uggiolare come un cagnolino, sempre più forte ad ogni affondo che le rifilo. Poi arriva al culmine, solleva il busto di s**tto e mi afferra la mano, bloccandola assieme alla bombola completamente piantata dentro di lei. Sobbalza, saltella, si contorce, grufola, con gli occhi che ancora un po’ le schizzano fuori dalle orbite, poi collassa all’indietro e stramazza sul banco, forse svenuta, che cazzo ne so! Perlomeno respira, e lo faccio pure io, come un mantice.
Resto a guardarla incapace di muovermi, finché lentamente rialza la testa e mi sorride. Poi allunga una mano e si fila lentamente la bombola dal corpo. Quando il fondello finalmente esce dal suo corpo, un torrentello di fluido sgorga dalla figa spalancata ed infiammata, spandendosi sul banco.
– Lo vedi?- dice. – alla fine mi bagno pure io.- mi dice.
Chiude gli occhi, butta indietro la testa e scuote i capelli, poi torna ad osservarmi.
– E adesso tocca a te, mio caro, – dice.- da come sei messo hai decisamente urgente bisogno di attenzioni. – indica l’erezione quasi dolorosa che mi ritrovo.
Annuisco e mi riavvicino a lei. Che mi guarda satolla. – Però dubito che questa possa esserti d’aiuto.- mi dice accarezzandosi la fica che continua a gocciolare. – Ma penso di poter rimediare altrimenti, magari finendo quello che avevo cominciato prima.-
Ripenso alla sua bocca salivosa ed annuisco immediatamente, ma quando lei scende dal banco commette un errore madornale: per recuperare una scarpa che le si è sfilata nella “colluttazione” si volta di spalle e mi presenta il maestoso culo che si ritrova, debitamente incorniciato dal reggicalze. Come sventolare il proverbiale drappo rosso davanti al proverbiale naso del proverbiale toro! In un passo le sono alle spalle e con una mano la spingo con il busto sul banco.
– Ehi, ma…!?- esclama lei, più che altro per la sorpresa.
Le appoggio l’uccello tra le chiappe e mi chino sulla schiena.
– A pensarci bene, c’è ancora un utilizzo per quel lubrificante.- le sussurro in un orecchio.
Lei volta il viso verso di me e mi sorride, poi mi bacia sulle labbra. – Sporcaccione fino in fondo.- dice.
– Ma senti chi parla!?- le rispondo, allungandole una signora pacca sul sedere. – Chi si è appena fatta devastare la patata con una bombola di lacca per capelli?-
Per tutta risposta si allunga meglio sul banco e allarga le gambe, spingendo verso di me il culo. – Solo vacci piano. – mi dice,- da quella parte non sono mai stata molto allenata.-
– Provvedo io a porre rimedio.- le dico, dandomi da fare col lubrificante, sia su di me che su di lei. Poi butto da una parte il tubo, mi sistemo alle sue spalle e punto al suo forellino posteriore. Un culo del genere è la perfetta coronazione di una già strepitosa serata.
Spingo gentilmente, poi lo sfintere si rilassa ed io sprofondo nel suo retto, stappandole un gemito.
L’agguanto per i fianchi ed inizio un lento andirivieni nel suo culo, godendomi quella sodomizzazione nel vero senso della parola.
Anche in questo caso lei non reagisce subito, forse è davvero troppo stanca per poter partecipare ancora al festino, ma dopo qualche minuto, sento che si sistema meglio sotto di me, puntando le mani sul banco e sollevando il busto. Spinge con il culo verso il mio pube ed inarca la schiena. – Senti…- la sento dire.
– Si?- le chiedo senza perdere il ritmo.
– So che ti chiedo molto, ma… non è che potresti resistere ancora un po’. Sai, magari potrei tenerti compagnia mentre vieni.- cazzz…! E io che pensavo fosse troppo stanca!?
– Sarebbe un vero piacere, provare piacere con te.- è l’unica cazzata che mi viene di rispondere così… sui due piedi.
– Allora ti avviso quando ci sono.- mi fa, già iniziando ad ansimare. Ma dove cazzo trova tutta sta energia, a cinquantadue anni e in menopausa?
Le stringo per i fianchi e la scopo nel culo con costanza, ascoltando il suo respiro farsi sempre più corto ed i suoi muscoli sempre più tesi.
– Ci sono! – la sento dire, respirando con difficoltà.- Vieni con me.- mi incita. – Dentro di me, schizzami dentro.- e si tende all’indietro.
Sembra che una morsa mi stringa l’uccello quando il suo sfintere si contrae nell’orgasmo. Ho resistito fino a quel preciso istante digrignando i denti, ma ora tocca a me venire. Sferro un ultimo colpo che la fa sobbalzare come una bambola e restando piantato in lei fino in fondo, mi scarico nel suo intestino, ringhiando sul suo collo mentre lei singhiozza di piacere.
Restiamo li, l’uno sopra l’altra a riprendere fiato e solo dopo qualche minuto ritrovo la forza per sfilarmi dal suo corpo. Si volta, mi abbraccia e mi bacia con tanta foga che mi sento quasi violentato. Poi si stacca e iniziamo a rivestirci lentamente, guardandoci e sorridendo come due complici di una rapina milionaria.
– Mi sa che verrò più spesso a fare la spesa da te – dice sogghignando mentre si da un’ultima sistematina all’impermeabile, leggermente sgualcito per essere stato abbandonato su un espositore.
– Avrai sempre un trattamento di favore. – le dico, con assoluta sincerità..
– Mhmm, spero proprio di si. – dice, soddisfatta. Poi guarda sconsolata le borse della spesa.- Non ti dispiace se torno domani mattina a prendere la spesa.-
– Nessunissimo problema, anzi: è una buona scusa per rivederti.- le dico, alzando la saracinesca per farla uscire.
– Sinceramente sono un po’… provata, questa sera. E non mi spiego il perché!- fa spallucce, sorride e sospira.- Mah! Probabilmente sarà colpa dell’età. – chiosa, facendomi l’occhiolino. Poi gira sui tacchi con uno svolazzo blu, ed esce dal negozio,
Fa due passi, poi sembra ripensarci e torna indietro.
– Non è che fai consegne a domicilio? – chiede, sottovoce.
– Normalmente no, ma per una buona cliente come te, farei uno strappo alla regola.- rispondo, sempre sottovoce, facendole l’occhiolino
– Sei davvero un commerciante esemplare. – sentenzia, strizzandomi l’occhio di rimando. Poi gira sui tacchi e se ne va ancheggiando con espressione soddisfatta.
La guardo allontanarsi e penso ad una cosa molto buffa: abbiamo scopato come ricci e non ho idea di come si chiama.